

De' leoni e de l'altre bestie da cacciare
Ancora sappiate che 'l Grande Sire à bene leopardi assai, e che tutti sono buoni da cacciare e da prendere bestie. Egli àe ancora grande quantità di leoni, che tutti sono afatati a prendere bestie e molti sono buoni a cacciare. Egli àe piú leoni grandissimi, magiore assai che quegli di Babilonia: egli sono di molto bel pelo e di bello colore, ch'egli sono tutti vergati per lungo, neri e vermigli e bianchi, e sono affatati a prendere porci salvatichi e buoi salvatichi e cerbi e cavriuoli, orsi e asini salvatichi e altre bestie. E sí vi dico ch'ell'è molto bella cosa a vedere le bestie salvatiche quando 'l lione le prende; ché, quando vanno a la caccia eglino li portano in su le carrette in una cabbia, e à seco uno piccolo cane. Egli àe ancora grande abondanza d'aguglie, colle quali si pigliano volpi e lievri e dani e cavriuoli e lupi, ma quelle che sono affatate agli lupi sono molto grandi e di grande podere, ch'egli no è sí grande lupo che gli scampi dinanzi a quelle aguglie, che non sia preso. Or vi conterò de la grande abondanza de buoni cani ch'àe lo Grande Sire.
Di due baroni che governano la caccia
Egli è vero che 'l Grande Kane àe due baroni che sono frategli carnali, che l'uno à nome Baian e l'altro Migan: egli sono chiamati tinuci, ciò è a dire 'quegli che tengono gli cani mastini. Ciascuno di questi frategli àe 10.000 uomini sotto di sé, e tutti gli 10.000 sono vestiti d'un colore, e gli altri l0.000 sono vestiti d'un altro colore, cioè vermiglio e bioio; e tutte le volte ch'egli vanno col Grande Sire a cacciare, si portano quelle vestimenta ch'io v'ò contato. E in questi 10.000 n'àe bene 2.000 che ciascuno àe uno grande mastino o due o piú, sí che sono una grande moltitudine. E quando 'l Grande Sire va a la caccia, mena seco l'uno di questi due frategli co 10.000 uomini e con bene 5.000 cani da l'una parte, e l'altro fratello dall'altra coll'altra sua gente e' cani. E' vanno sí lungi l'uno da l'altro che tengono bene una giornata e piú. Eglino non truovano niuna bestia salvatica che non sia presa. Egli è troppo bella cosa a vedere questa caccia e la maniera di questi cani e di questi cacciatori: che io vi dico che, quando 'l Grande Signore va con i suoi baroni uccellando, vedesi venire atorno di questi cani cacciando orsi e porci e cerbi e altre bestie e d'una parte e dall'altra, sicch'è bella cosa a vedere. Or v'ò contato de la caccia de' cani; or vi conterò come 'l Grande Sire va gli altri 3 mesi.
Come 'l Grande Sire va in caccia
E quando il Grande Sire à dimorato 3 mesi nella città che v'ò contato di sopra, cioè dicembre, gennaio, febraio, dunque si parte di quivi del mese di marzo e va verso mezzodie infino al mare Aziano, che v'à 2 giornate. E mena co lui almeno 10.000 falconieri, e porta bene 500 gerfalchi, e falconi pellegrini e falconi sagri in grande abondanza; ancora porta grande quantità d'astori per uccellare in riviere. E non crediate che tutti li tenga insieme, ma l'uno istà quae e l'altro làe, a 100 e a 200 e a piú e a meno; e questi uccellano, e la magiore parte ch'egli prendono danno al signore. E sí vi dico, quando lo Grande Sire vae a uccellare con suoi falconi e gli altri ucegli, egli à bene 10.000 uomini, che sono ordinati a 2 a 2 e si chiamano tostaor, che viene a dire in nostra lingua 'uomo che dimora a guardia'. E questo si fa a 2 a 2, acciò che tengano molta terra; e ciascuno àe lunga e cappello e stormento da chiamare gli uccelli e tenergli. E quando 'l Grande Kane fa gittare alcuno uccello, e' no bisogna che quel che 'l getta li vada dirieto, perciò che quegli uomini ch'io v'ò contato di sopra, che stanno a 2 a 2, gli guarda bene, che non puote andare in niuna parte che no sia preso. E se a l'uccello fae bisogno socorso, egli gliel danno incontanente. E tutti gli uccegli del Grande Sire e degli altri baroni ànno una piccola tavola d'ariento al piede, ov'è scritto lo nome di colui de cui egli è l'uccello. E per questo è conosciuto di cui egli è, com'è preso, e è renduto a cui egli è, s'egli non sa di cui e' si sia, sí 'l porta ad un barone ch'à nome bulargugi, ciò è a dire 'guardiano delle cose che si truovano'. E quegli che 'l piglia, se tosto nol porta a questo barone, è tenuto ladrone, e cosí si fa di cavagli o d'ogne cosa che si truova. E quello barone sí le fa guardare tanto che si truova di cui egli èe; e ogni uomo ch'à perduto alcuna cosa, incontanente ricorre a questo barone. E questo barone stae tuttavia nel piú alto luogo de l'oste con suo gonfolone perché ogni uomo lo veggia, sí che chi à perduto, sí se ne ramenta allotta quando 'l vede; e cosí no vi si perde quasi nulla. E quando 'l Grande Sire vae per questa via verso il mare Aziano, che io v'ò contato, egli puote vedere molte belle viste di vedere prendere bestie e uccegli; e non à solazzo al mondo che questo vaglia. E 'l Grande Sire va tuttavia su 4 leofanti ov'egli àe una molta bella camera di legno, la quale è dentro coverta di drappi ad oro battuto, e di fuori è coperta di cuoia di leoni. Lo Grande Sire tiene quiv'entro tuttavia 12 gerfalchi de' migliori ch'egli abbia; e quivi dimora piú baroni a suo solazzo e compagnia. E quando 'l Grande Sire vae in questa gabbia, e gli cavalieri che cavalcano presso a questa camera dicono al signore: "Sire, grue passano", e egli fa scoprire la camera, e prende di quegli gerfalchi e lasciagli andare a quelle grue; e poche gliene campa che non siano prese. E tuttavia dimorando 'l Grande Sire in sul letto, e ciò gli è bene grande sollazzo e diletto; e tutti gli altri cavalieri cavalcano atorno al signore. E sappiate che non è niuno signore nel mondo che tanto solazzo potesse avere in questo mondo, né che avesse il podere d'averlo, né fue né mai sarà, per quel ch i credo. E quando egli è tanto andato ch'egli è venuto a un luogo ch'è chiamato Tarcar Mondun, quivi fae tendere suoi padiglioni e tende - e de suoi figliuoli e de suoi baroni e de sue amiche che sono piú di 10.000 - molto begli e ricchi. E divisaròvi com'è fatto il suo padiglione. La sua tenda ov'egli tiene sua corte è sí grande, che bene vi stae sotto mille cavalieri; e questa tenda àe la porta di verso mezzodie, e in questa sala dimorano li baroni e altra gente. Un'altra tenda è che si tiene con questa, e è verso ponente, e in questa dimora lo signore; e quando egli vuole parlare ad alcuno, egli lo fae andare là entro. E dirietro da la grande sala è una camera ove dorme 'l signore; ancora v'àe altre tende, ma elle non si tengono co la grande tenda. Ché vo' che voi sapiate che le 2 sale ch'io v'ò contato e la camera, sono fatte com'io vi conterò. Ciascuna sala àe 4 colonne di legno di spezie molto belle: di fuori sono coperte di cuoia di leoni, sicché acqua non vi passa né altra cosa dallato; dentro sono tutte di pelle d'armine e di gerbellini, e sono quelle pegli che sono piú belle e piú ricche e di magiore valuta che pelle che sia. Ma bene è vero che la pelle del gerbellino, tanta quanta sarebbe una pelle d'uomo, fina, varebbe bene 2.000 bisanti d'oro, se fosse comunale, varebbe bene 1.000; e chiàmalle li Tartari le roi de pelame, e sono de la grandezza d'una faina. E di queste 2 pegli sono lavorate ad intagli la sala grande del signore, e sono intagliate sottilemente, ch'è una maraviglia a vedere; e la camera ove 'l signore dorme, ch'è allato a queste sale, è né piú né meno fatta. Elle costano tanto, queste 3 tende, che uno piccolo re non le potrebbe pagare. E allato queste sono altre tende molto bene ordinate; e l'amiche del signore ànno altressí molto ricche tende e padiglioni. E gli uccegli tutti ànno molte tende, e' falconi; e le piú belle ànno gli gerfalchi; e anco le bestie ànno tende 'n grande quantità. E sappiate che quivi àe in questo campo tanta gente ch'è maraviglia a credere, che pare la magiore città ch'egli abbia, però che da la lunga v'è venuta molta gente; e tienvi sua famiglia tutta cosí ordinata di falconieri e d'altri uficiali, come se fosse nella sua mastra villa. E sappiate ch'egli dimora in questo luogo infino a la Pasqua di Risoresso. E in tutto questo tempo non fa altro che uccellare a la riviera a grue e a césini e a altri ucelli; e ancora tutti gli altri che stanno apresso a lui gli recano dalla lunga uccellagioni e cacciagioni assai. Egli dimora in questo tempo a tanto sollazzo che non è uomo che 'l potesse credere, perciò ch'egli è piú suo affare e suo diletto ch'io non v'ò contato. E sí vi dico che niuno mercatante né niuno artefice né villano non può tenere né falcone né cane da cacciare presso ove 'l signore dimora a 30 giornate presso lí, da questo infuori, ogni uomo di questo puote fare a suo senno. Ancora sappiate che in tutte le parti ove 'l Grande Sire à segnoria, niuno re né barone né alcuno altro uomo non può prendere né cacciare né lievre né dani né cavriuoli né cervi né de niuna bestia che multiplichi, dal mese di marzo infino a l'ottobre; e chi contra facesse, ne sarebbe bene pulito. E sí vi dico ch'egli è sí ubidito, che le lievri e i dani e' cavriuoli e l'altre bestie ch'io v'ò contato, vegnono piú volte fino all'uomo, e non le tocca né non le fa male. In cotal modo dimora lo Grande Sire in questo luogo infino a la Pasqua di Risoresso; poscia si parte di questo luogo e tornasine per questa medesima via a la città di Coblau, tuttavia cacciando e ucellando a grande solazzo e a grande gioia.
Come 'l Grande Kane tiene sua corte e festa
E quando egli è venuto a la sua mastra villa di Canbalu, egli dimora nello suo mastro palagio 3 die e non piú. Egli tiene grande corte e grandi tavole e grande festa, e mena grande allegrezza con queste sue femine. E è grande meraviglia a vedere la grande solenità che fa il Grande Sire in questi tre die. E sí vi dico che in questa città àe tanta abondanza di masnade e di genti, tra dentro e di fuori della villa, ché sapiate ch'egli àe tanti borghi come sono le porti, cioè 12 molto grandi. E no è uomo che potesse contare lo novero della gente, ch'assai à piú gente negli borghi che ne la città. E in questi borghi albergano i mercatanti e ogni altra gente che vegnono per loro bisogno a la terra; e nel borgo àe altressí begli palagi come ne la città. E sappiate che ne la città non si sotterra neuno uomo che muoia, anzi si vanno a soterare fuori degli borghi; e s'egli adora gl'idoli, si va fuori degli borghi ad ardersi. E ancora vi dico che dentro a la terra non osa istare niuna mala femina di suo corpo che fa male per danari, ma stanno tutte negli borghi. E sí vi dico che femine che fallano per danari ve n'à ben 20.000, e sí vi dico che tutte vi bisognano per la grande abondanza de' mercatanti e de' forestieri che vi capitano tutto die. Adunque potete vedere se in Canbalu à grande abondanza di genti, da che male femine v'à cotante com'io v'ò contato. E sappiate per vero che in Canbalu viene le piú care cose e di magiore valuta che 'n terra del mondo, e ciò sono tutte le care cose che vegnon d'India - come sono pietre preziose e perle e tutte altre care cose - che sono recate a questa villa; e ancora tutte le care cose e le belle che sono recate del Catai e di tutte altre province. E questo è per lo signore che vi dimora e per le donne e per gli baroni e per la molta gente che vi dimora, per la corte che vi tiene lo signore. E piú mercatantie vi si vendono e vi si comperano; ché voglio che sappiate che ogni die vi viene in quella terra piú di 1.000 carette caricate di seta, perché vi si lavora molti drappi e ad oro ed a seta. E anche a questa città d'intorno intorno bene 200 miglie vegnono per comperare a questa terra quello che bisogna, sicché non è maraviglia se tanta mercatantia vi viene. Or vi diviserò del fatto della seque e della moneta che si fa in questa città di Canbalu; e io vi mostrerò come lo Grande Kane puote piú spendere e piú fare ch'io non v'ò contato. E diròvi in questo libro come.
De la moneta del Grande Kane
Egli è vero che in questa città di Canbalu è la tavola del Grande Sire; e è ordinato in tal maniera che l'uomo puote ben dire che 'l Grande Sire àe l'archimia perfettamente; e mosteròvilo incontanente. Or sappiate ch'egli fa fare una cotal moneta com'io vi dirò. Egli fa prendere scorza d'un àlbore ch'à nome gelso - èe l'àlbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno la seta -, e cogliono la buccia sottile che è tra la buccia grossa e 'l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; e sono tutte nere. Quando queste carte sono fatte cosí, egli ne fa de le piccole, che vagliono una medaglia di tornesegli picculi, e l'altra vale uno tornesello, e l'altra vale un grosso d'argento da Vinegia, e l'altra un mezzo, e l'altra 2 grossi, e l'altra 5, e l'altra 10, e l'altra un bisante d'oro, e l'altra 2, e l'altra 3; e cosí va infino 10 bisanti. E tutte queste carte sono sugellate del sugello del Grande Sire, e ànne fatte fare tante che tutto 'l tesoro del mondo n'appagherebbe. E quando queste carte sono fatte, egli ne fa fare tutti li pagamenti e spendere per tutte le province e regni e terre ov'egli à segnoria; e nesuno gli osa refiutare, a pena della vita. E sí vi dico che tutte le genti e regioni che sono sotto sua segnoria si pagano di questa moneta d'ogne mercatantia di perle, d'oro, d'ariento, di pietre preziose e generalemente d'ogni altra cosa. E sí vi dico che la carta che si mette per diece bisanti, no ne pesa uno; e sí vi dico che piú volte li mercatanti la cambiano questa moneta a perle e ad oro e a altre cose care. E molte volte è regato al Grande Sire, per li mercatanti che vale 400.000 bisanti e 'l Grande Sire fa tutto pagare di quelle carte, e li mercatanti le pigliano volentieri, perché le spendono per tutto il paese. E molte volte fa bandire lo Grande Kane che ogni uomo ch'àe oro o ariento o perle o priete preziose o alcuna altra cara cosa, incontanente l'abbi a portare a la tavala del Grande Sire, e egli le fa pagare di queste carte; e tanta gliene viene di questa mercatantia che è uno miracolo. E quando ad alcuno si rompe e guastasi alcuna di queste carte e egli vae a la tavola del Grande Sire, incontanente gliele cambia e ègli data bella e nuova, ma sí gliene lascia 3 per 100. Ancora sappiate che se alcuno vuole fare vasellamento d'ariento o cinture, e egli vae a la tavola del Grande Sire, dell'ariento del Grande Sire gliene dà tanto quanto vuole per queste carte, secondo che si spendono. E questo è la ragione perché 'l Grande Sire dé avere piú oro e piú ariento che niuno signore del mondo; e sí vi dico che tra tutti li signori del mondo non ànno tanta ricchezza com'à 'l Grande Kane solo. Or ò contato della moneta de le carte; or vi conterò de la segnoria de la città di Canbalu.
De li 12 baroni che sono sopra tutte le cose del Grande Kane
Or sapiate veramente che 'l Grande Sire à 12 baroni grandissimi con lui, e quegli sono sopra tutte quelle cose ch'abisognano a 34 province; e diròvi loro maniere e loro ordinamenti. E prima vi dico che questi 12 baroni istanno in uno palagio dentro a Canbalu; e è molto bello e grande, e àe molte sale e molte magioni e camere. E ciascuna provincia àe uno proccuratore e molti iscrittori in quello palagio, e ciascuno in suo palagio per sé. E questi pruccuratori e questi iscrivani fanno tutte quelle cose che bisognano a quella provincia a cui elli sono diputati; e questo fanno per lo comandamento de' 12 baroni. E sí vi dico che questi 12 baroni ànno cotale segnoria com'io vi dirò, ch'egli aleggano tutti li signori di quelle province ch'io v'ò detto di sopra. E quando egli ànno chiamato quegli che gli paiono gli migliori, egli lo dicono al Grande Sire, e egli gli conferma e falli dare cotale tavola d'oro, come a sua segnoria si conviene. Ancora questi 12 baroni fanno andare l'oste ove si conviene, e come, e de la quantità, e d'ogni cosa, secondo la volontà del signore. E come io vi dico di queste due cose, cosí vi dico di tutte quelle che bisognano a queste province. E questa si chiama la corte magiore che sia ne la corte del Grande Sire, però ch'egli ànno grande podere di fare bene a cui egli vogliono. Le province non vi conto per nome, però ch'io le vi conterò per ordine di questo libro; e conteròvi come il Grande Sire manda messaggi, e come ànno li cavagli apparecchiati.
Come di Canbalu si parte molti mesaggi per andare in molte parti
Or sapiate per veritade che di questa cittade si parte molti messaggi, li quali vanno per molte province: l'uno vae ad una, l'altro vae a un'altra, e cosí di tutti, ché a tutti è divisato ov'egli debbia andare. E sappiate che quando si parte di Canbalu questi messaggi, per tutte le vie ov'egli vanno, di capo de le 25 miglie egli truovano una posta, ove in ciascuna àe uno grandissimo palagio e bello, ove albergano li messaggi del Grande Sire. E v'è uno letto coperto di drappo di seta, e àe tutto quello ch'a messaggio si conviene; e s'uno re vi capitasse, sarebbe bene albergato. E sappiate che a queste poste truovano li messaggi del Grande Sire bene 400 cavagli, che 'l Grande Sire àe ordinato che tuttavia dimorino quie e siano aparecchiato per li messaggi, quando egli vanno in alcuna parte. E sappiate che ogne capo di 25 miglie sono queste poste ch'io v'ò contato; e questo è ne le vie mastre che vanno e le province ch'io v'ò contato di sopra. E ciascuna di queste poste àe apparecchiato bene da 300 a 400 cavagli per li messaggi al loro comandamento. Ancora v'à cosí begli palagi com'io v'ò contato di sopra, ove albergano li messaggi, cosí riccamente com'io v'ò contato di sopra. E per questa maniera si va per tutte le province del Grande Sire. E quando li messaggi vanno per alcuno luogo disabitato, lo Grande Kane à fatto fare queste poste piú a la lungi, a 35 miglie o a 40. E in questa maniera vanno li mesaggi del Grande Sire per tutte le province, e ànno albergarie e cavagli aparecchiati, come voi avete udito, a ogne giornata. E questa è la magiore grandezza ch'avesse mai niuno imperadore, né avere potesse niuno altro uomo terreno; ché sappiate veramente che piú di 200.000 di cavagli stanno a queste poste pur per questi messaggi. Ancora li palagi sono piú di diecemilia, che sono cosí forniti di ricchi arnesi com'io v'ò contato; e questo è cosa sí maravigliosa e di sí grande valore che non si potrebbe iscrivere né contare. Ancora vi dirò un'altra bella cosa: egli è vero che tra l'una posta e l'altra sono ordinate ogne 3 miglia una villa, ov'à bene 40 case d'uomini a piede, che fanno ancora questi messaggerie del Grande Sire. E diròvi com'egli portano una grande cintura tutta piena di sonagli atorno atorno che s'odono bene da la lunga. E questi mesaggi vanno al grande galoppo, e non vanno se no 3 miglie. E gli altri dimorano in capo de le 3 miglie, quando odono questi sonagli, che s'odono bene da la lunga - e egli istanno tuttavia aparechiati - corre incontr'a colui, e pigliano questa cosa che colui porta, e una piccola carta che li dona quello messaggio; e mettesi correndo e vae infino a le 3 miglie, e fae cosí com'àe fatto questo altro. E sí vi dico che 'l Grande Sire àe novelle per uomini a piedi in uno die e in una notte bene di 10 giornate a la lunga, e 'n due die e 'n due notti bene di 20 giornate; e cosí in 10 die e 'n 10 notte avrà novelle bene di 100 giornate. E sí vi dico che questi cotali uomini talvolta recano al signore fatti di 10 giornate in uno die; e 'l Grande Sire da questi cotali uomini non prende niuno trebuto, ma fagli donare di cavagli e de le cose che sono nelli palagi di quelle poste ch'io v'ò contato. E questo no costa nulla al Grande Sire, perché le città che sono atorno a quelle poste vi pongon li cavagli e fannogli questi arnesi, sicché le poste sono fornite per li vicini, e 'l Grande Sire non vi mette nulla, salvo che le prime poste. E sí vi dico che, quando gli bisogna che messaggio di cavallo vada tostamente per contare al Grande Sire novelle d'alcuna terra ribellata, o d'alcuno barone o d'alcuna cosa che sia bisognevole al Grande Sire, egli cavalca bene 200 miglie in uno die, overo 250; e mosteròvi ragione come. Quando li messi vogliono andare cosí tosto e tante miglie, egli à la tavola del gerfalco, in significanza ch'egli vuole andare tosto. Se egli sono 2, egli si muovono del luogo ov'egli sono su due buoni cavagli, freschi e correnti; egli s'imbendano la testa e 'l corpo, e sí si mettono a la grande corsa, tanto ch'egli sono venuti a l'altra posta di 25 miglie; quivi prende due cavagli buoni e freschi e montanvi su, e no ristanno fino all'altra posta, e cosí vanno tutto die. E cosí vanno in un die bene 250 miglie per recare novelle al Grande Sire, e, quando bisognano, bene 300. Or lasciamo di questi messaggi, e conteròvi d'una grande bontà che fa il Grande Sire a sua gente due volte l'anno
Come 'l Grande Kane aiuta sua gente quando è pistolenza di biade
Or sappiate ancora per verità che 'l Grande Sire manda messaggi per tutte sue province per sapere di suoi uomini, s'egli ànno danno di loro biade, o per difalta di tempo o di grilli, o per altra pistolenza. E s'egli truova che alcuna sua gente abbia questo danaggio, egli no gli fa tòrre trebuto ch'egli debbono dare, ma falli donare di sua biada, acciò ch'abbiano che seminare e che mangiare. E questo è grande fatto d'un signore a farlo. E questo fa la state. Lo verno fa cercare se ad alcuna gente muore sue besti', e fae lo somigliante. Cosí sostiene lo Grande Sire sua gente. Lasciaremo questa maniera, e diròvi d'un'altra.
Degli àlbori
Or sappiate per vero che 'l Grande Sire à ordinato per tutte le mastre vie che sono nelli suoi regni, che vi siano piantati gli àlbori lungi l'uno dall'altro, su per la ripa della via, due passi. E questo acciò che li mercatanti e' messaggi o altra gente no possa fallare la via, quando vanno per cammino o per luoghi diserti; e questi àlbori sono tamanti che bene si possono vedere da la lunga. Or v'ò contato delle vie; or vi conterò d'altro.
Del vino
Ancora sappiate che la magiore parte del Catai beono uno cotale vino com'io vi conterò. Egli fanno una pogione di riso e co molte altre buone spezie, e cóncialla in tale maniera ch'egli è meglio da bere che nullo altro vino. Egli è chiaro e bello, e inebria piú tosto ch'altro vino, perciò ch'è molto caldo. Or lasciamo di questo, e conteròvi de le priete ch'ardono come bucce.
De le pietre ch'ardono
Egli è vero che per tutta la provincia del Catai àe una maniera di pietre nere, che si cavano de le montagne come vena, che ardono come bucce, e tegnono piú lo fuoco che no fanno le legna. E mettendole la sera nel fuoco, se elle s'aprendono bene, tutta notte mantengono lo fuoco. E per tutta la contrada del Catai no ardono altro; bene ànno legne, ma queste pietre costan meno, e sono grande risparmio di legna. Or vi dirò come il Grande Sire fa, acciò che le biade non siano troppe care.
Come 'l Grande Kane fa riporre la biada per soccorere sua gente
Sappiate che 'l Grande Kane, quando è grande abondanza di biada, egli ne fa fare molte canove d'ogne biade, come di grano, miglio, panico, orzo e riso, e falle sí governare che non si guastano; poscia, quando è il grande caro, sí 'l fa trarre fuori. E tiello talvolta 3 o 4 anni, e fa 'l dare per lo terzo o per lo quarto di quello che si vende comunemente. E in questa maniera non vi può essere grande caro; e questo fa fare per ogni terra ov'egli àe signoria. Or lasciamo di questa matera; e diròvi della carità che fa 'l Grande Kane.
De la carità del Signore
Or vi conterò come 'l Grande Signore fa carità a li poveri che stanno in Canbalu. A tutte le famiglie povere de la città, che sono in famiglia 6 o 8, o piú o meno, che no ànno che mangiare, egli li fa dare grano e altra biada; e questo fa fare a grandissima quantità di famiglie. Ancor non è vietato lo pane del Signore a niuno che voglia andare per esso; e sappiate che ve ne va ogne die piú di 30.000; e questo fa fare tutto l'anno. E questo è grande bontà di signori, e per questo è adorato come idio dal popolo. Or lasciamo de la città di Canbalu, e enterremo nel Catai per contare di grandi cose che vi sono.
De la provincia del Catai
Or sappiate che 'l Grande Kane mandò per ambasciadore messer Marco verso ponente. E' partissi di Canbalu e andòe bene 4 mesi verso ponente; però vi conterò tutto quello ch'egli vide in quella via andando e tornando. Quando l'uomo si parte di Canbalu, presso lí a 10 miglie, si truova un fiume, il quale si chiama Pulinzaghiz, lo quale fiume va infino al mare Ozeano; e quinci passa molti mercatanti co molta mercatantia. E su questo fiume àe uno molto bello ponte di pietre. E sí vi dico che al mondo non à un cosí fatto, perch'egli è lungo bene 300 passi e largo otto, che vi puote bene andare 10 cavalieri l'uno allato all'altro; e v'à 34 archi e 34 morelle nell'acqua; e è tutto di marmore e di colonne, cosí fatte com'io vi dirò. Egli è fitto dal capo del ponte una colonna di marmore, e sotto la colonna àe uno leone di marmore, e di sopra un altro, molto belli e grandi e ben fatti. E lungi a questa colonna un passo, n'à un'altra né piú né meno fatta, con due leoni; e dall'una colonna a l'altra è chiuso di tavole di marmore, perciò che neuno potesse cadere nell'acqua. E cosí va di lungo in lungo per tutto il ponte, sicch'è la piú bella cosa a vedere del mondo. Detto del ponte, sí vi conteremo di nuove cose.
De la grande città del Giogui
E quando l'uomo si parte da questo ponte, l'uomo vae 30 miglie per ponente, tuttavia trovando belle case, begli alberghi, àlbori, vigne. E quivi truova una città ch'à nome Giogui, grande e bella; quivi àe molte badie d'idoli. Egli vivono di mercatantia e d'arti; quivi si lavora drappi di seta e d'oro e bello zendado. Quivi àe begli alberghi. Quando l'uomo à passato questa villa uno miglio, l'uomo truova due vie, l'una vae verso ponente e l'altra verso sirocco. Quella di verso ponente è del Catai, e l'altra dallo sirocco vae verso 'l mare a la grande provincia deu Mangi. E sappiate veramente che l'uomo cavalca per ponente per la provincia del Catai bene 10 giornate, tuttavia trovando belle cittadi e belle castella di mercatantie e d'arti, e belle vigne e àlbori assai, e gente dimestica. Quivi non à altro a ricordare; però ci partiremo di quie, ed anderemo ad uno reame chiamato Taiamfu.
Del reame di Taiamfu
E quando l'uomo si parte di questa città di Giogui, cavalcando 10 giornate truova uno reame ch'è chiamato Taiamfu. E di capo di questa provincia, ove noi siamo venuti, è una città ch'à nome Tinanfu, ove si fa mercatantia ed arti assai; e quivi si fae molti fornimenti che bisogna agli osti del Grande Sire. Quivi àe molto vino, e per tutta la provincia del Catai non à vino se no in questa città; e questa ne fornisce tutte le province d'atorno. Quivi si fae molta seta, però ch'ànno molti gelsi e molti vermi che la fanno. E quando l'uomo si parte di Tinanfu, l'uomo cavalca per ponente bene 7 giornate per molte belle contrade, ov'egli truova ville e castella asai di molta mercatantia e d'arti. Di capo de le 7 giornate si truova una città che si chiama Pianfu, ov'à molti mercatanti, ove si fa molta seta e piú altre arti. Or lasciaremo di questa, e direnvi d'un'altra d'un castello chiamato Caitui.
Del castello del Caitui
E quando l'uomo si parte di Pianfu e va per ponente 2 giornate, truova uno bello castello ch'à nome Caitui, lo quale fece fare jadis uno re, lo quale fu chiamato lo Re d'Or. In questo castello à uno molto bello palagio, ove àe una bella sala molto bene dipinta di tutti li re che anticamente sono stati in quello reame; e è molto bello a vedere. E di questo Re d'Or sí vi conterò una bella novella, d'un fatto che fue tra lui e 'l Preste Gianni. E questo è in sí forte luogo che 'l Prestre Giovanni no gli potea venire adosso; e aveano guerra insieme, secondo che diceano quegli di quella contrada. E 'l Preste Gianni n'avea grande ira; e 7 valletti del Preste Giani sí gli dissero ch'eglino gli recherebbero inanzi lo Re dell'Oro tutto vivo, s'egli volesse; e 'l Preste gli disse che ciò volea volontiere. Quando questi valletti ebbero udito questo, egli si partiro, e andaro a la corte del Re de l'Oro, e dissero al re ch'erano di strana parte, e dissero ch'erano venuti per servirlo. Egli rispuose loro che fossero li benvenuti, e che farebbe loro piacere e servigio. E cosí cominciaro li 7 valletti del Preste Gianni a servire lo Re dell'Oro. E quando egli furo istati bene 2 anni, eglino erano molto amato dal re per lo bello servigio ch'egli gli avean fatto, e 'l re facea di loro come se tutti e 7 fossero istati suoi figliuoli. Or udite quello che questi malvagi fecero, perché neuno si può guardare di traditore. Or avenne che questo re s'andava solazando con poca gente, tra li quali erano questi 7. E quando ellino ebbero passato un fiume di lungi dal palagio detto di sopra, quando questi 7, vedendolo ch'egli non avea compagnia che 'l potessero difender, misero mano a le spade, e dissero d'ucciderlo o egli n'andasse con loro. Quando lo re si vide a questo, si diede grande maraviglia, e disse: "Com'è questo, figliuoli miei, ché mi fate voi questo? Ove volete voi ch'io vegna?". "Noi vogliamo che voi vegnate al Preste Gianni, ch'è nostro signore".
Come 'l Preste fece prendere lo Re dell'Oro
E quando lo re intese ciò che costoro li dissero, buonamente che no morío di dolore, e disse: "Deh, figliuoli, non v'ò io onorati assai? Perché mi volete voi mettere nelle mani del mio nemico?". Quegli rispuosero che convenía che cosí fosse. Alora lo menaro al Preste Gianni. Quando lo Preste Gianni lo vide, n'ebbe grande allegrezza, e disseli ch'egli fosse lo malevenuto, quelli non seppe che si dire. Alotta comandò ch'egli fosse messo a guardare bestie, e cosí fue. E questo li fece fare per dispetto, tuttavia bene guardandolo. E quando egli ebbe guardate le bestie due anni, egli sel fece venire dinanzi, e fecegli donare ricche vestimenta, e fecegli onore assai. Poscia li disse: "Signore re, aguale puo' tu bene vedere che tu non se' da guerregiare meco". Rispuose lo re: "Messer, sempre conobbi ch'io non era poderoso da ciò fare". Alotta disse il Preste: "Io non ti voglio piú fare noia, se no che io ti farei piacere e onore". Allotta fagli donare molti begli arnesi, e cavagli, e compagnia assai, e lasciòllo andare. E questi si tornò al suo reame, e da quella ora inanzi fue suo amico e servidore. Or vi conterò d'un'altra matera.
Del grande fiume di Carameran
E quando l'uomo si parte di questo castello e va verso ponente 20 miglie, truova un fiume ch'è chiamato Carameran, ch'è sí grande che non si può passare per ponte, e va infino al mare Ozeano. E su per questo fiume à molte città e castella, ove sono molti mercatanti e artefici. Attorno questo fiume per la contrada nasce molto zinzibero, e àcci tanti uccegli ch'è una maraviglia, che v'è per uno aspre - ch'è com'uno viniziano - 3 fagiani. Quando l'uomo à passato questo fiume e l'uomo è ito 2 giornate, sí si truova una nobile città, ch'è chiamata Cacianfu. Le genti sono tutti idoli - e tutti quegli de la provincia del Catai sono tutti idoli -. E è terra di grande mercatantia e d'arti, e àvi molta seta; quivi si fanno molti drappi di seta e d'oro. Qui non à cosa da ricordare; però ci partiremo, e diròvi d'una nobile città, ch'è in capo del reame di Quegianfu.
De la città di Quegianfu
Quando l'uomo si parte de la città di Cacianfu, ch'è detto di sopra, l'uomo cavalca 8 giornate per ponente, tuttavia trovando castelle e cittadi di grandi mercatantie e d'arti, e begli giardini e case. Ancor vi dico che tutta la contrada è piena di gelsi. La gente sono idoli. Quiv'àe cacciagioni e uccellagioni assai. Quando l'uomo à cavalcato queste 8 giornate, l'uono truova la nobile città di Quegianfu, la quale è nobile e grande, e è capo del reame di Quegianfu, che anticamente fue buono reame e potente. Aguale n'è signore il figliuolo del Grande Sire, che Mangala è chiamato, e àe corona. Questa terra è di grandi mercatantie, e èvi molte gioe; quivi si lavora drappi d'oro e di seta di molte maniere, e di tutti fornimenti da oste. Egli ànno di tutte cose che a uomo bisogna per vivere in grande abondanza, e per grande mercato. La villa è a ponente, e sono tutti idoli. E di fuori de la terra è 'l palagio di Mangala re, ch'è cosí bello com'io vi dirò. Egli è in uno grande piano, ov'è fium'e lago e padule e fontane assai. Egli à d'atorno un muro che gira bene 5 miglie, e è tutto merlato e bene fatto; e in mezzo di questo muro è il palagio, sí bello e sí grande che non si potrebbe meglio divisare; egli à molte belle sale e belle camere tutte dipinte ad oro battuto. Questo Mangala mantiene bene suo reame in grande giustia e ragione, e è molto amato. Quivi è grandi solazzi di cacciare. Or ci partiremo di qui, e conteròvi d'una provincia ch'è molto nelle montagne, e à nome Cuncum.
De Cuncum
Quando l'uomo si parte da questo palagio di Mangala, l'uomo vae 3 giornate per ponente di molto bello piano, tuttavia trovando ville e castella assai. E' vivono di mercatantia e d'arti, e ànno molta seta. Di capo de le 3 giornate sí si truova montagne e valle, che sono de la provincia di Cuncum. Egli àe per monti e per valle città e castella assai. E' sono idoli, e vivono di lavorio di terra e di boscagli. E sappiate ch'egli ànno molti boschi, ove sono molte bestie salvatiche, come sono lioni e orsi e cavriuoli, lupi cervieri, dani e cervi e altre bestie assai, sicché troppo n'ànno grande uttulitade. E per questo paese cavalca l'uomo 20 giornate per montagne e valle e boschi, tuttavia trovando città e castella assai e buoni alberghi. Or ci partiremo di qui, e conteròvi d'un'altra provincia, com'io vi conterò.
De la provincia Anbalet Mangi
Quando l'uomo si parte e à cavalcato queste 20 giornate di montagne di Cuncum, sí si truova una provincia ch'à nome Anbalet Mangi, ch'è tutta piana; e v'à castella e città assai. E' sono al ponente, e sono idoli. Egli vivono di mercatantia e d'arti. E per questa provincia àe tanto zinzibere, che per tutto il Catai si sparge, e àssine grande guadagno. Egli ànno riso, grano e altre biade assai, e grande mercato; è doviziosa d'ogni bene. La mastra terra è chiamata Amechelet Mangi, che vale a dire 'l'una de le confine de' Mangi'. Questa contrada dura 2 giornate; a capo di queste 2 giornate si truova le grandi valle e li grandi monti, e boschi assai. E vassi bene 20 giornate per ponente, trovando ville e castelle assai. La gente sono idoli; viveno di frutti de la terra, e d'ucelli e di bestie. Quiv'àe leoni, orsi, lupi, cervi, dani, cavriuoli assai; quivi àe grande quantità di quelle bestiuole che fanno lo moscato. Or ci partiremo di qui, e diròvi d'altre contrade bene e ordinatamente, come voi udirete.
De Sardanfu
E quando l'uomo è ito 20 giornate per ponente, com'io ò detto, l'uomo truova una provincia ch'è ancora de le confine de' Mangi, e à nome Sindafa. E la maestra città à nome Sardanfu, la quale fue anticamente grande città e nobile, e fuvi entro molto grande e ricco re; ella giròe intorno bene 20 miglie. Ora fue cosí ordinata, che 'l re che morío lasciò 3 figliuoli, sí che partiro la città per terzo, e ciascuno rinchiuse lo suo terzo di mure dentro da questo circuito. E tutti questi figliuoli furono re, e aveano grande podere di terre e d'avere, perché lo loro padre fu molto poderoso. E 'l Grande Kane disertò questi 3 re, e tiene la terra per sé. E sappiate che per mezzo questa villa passa un grande fiume d'acqua dolce, ed è largo bene mezzo miglio, ove à molti pesci, e va fino al mare Aziano, e àvi bene da 80 a 100 miglie, e è chiamato Quinianfu. In su questo fiume àe grande quantità di città e di castella, e àvi tante navi ch'a pena si potrebbe credere, chi nol vedesse; e v'à tanta moltitudine di mercatanti che vanno súe e giuso, ch'è una grande meraviglia. E 'l fiume è sí largo che pare uno mare a vedere, e non fiume. E dentro da la città su questo fiume è uno ponte tutto di pietre, e è lungo bene uno mezzo miglio e largo 8 passi. Su per lo ponte àe colonne di marmore che sostegnono la copritura del ponte; ché sappiate ch'egli è coperto di bella copritura, e tutto dipinto di belle storie. E àvi suso piú magioni, ove si tiene molta mercatantia ed arti; ma sí vi dico che quelle case sono di legno, che la sera si disfanno e la mattina si rifanno. E quiv'è lo camarlingo del Grande Sire, che riceve lo diritto de la mercatantia che si vende su quel ponte; e sí vi dico che 'l diritto di quello ponte vale l'anno bene 1.000 bisanti d'oro. La gente è tutta ad idoli. Di questa città si parte l'uomo, e cavalca bene per piano e per valli 5 giornate, tuttavia trovando città e castella assai. Li uomini vivono della terra, e v'à bestie salvatiche assai, come lioni e orsi e altre bestie. Quivi si fae bel zendado e drappi dorati assai. Egli sono de Sindu. Quando l'uomo è ito queste 5 giornate ch'io v'ò contate, l'uomo truova una provincia molto guasta, ch'à nome Tebet; e noi ne diremo di sotto.
De la provincia di Tebet
Apresso le 5 giornate che v'ò dette, truova l'uomo una provincia che guastòe Mongut Kane per guerra; e v'à molte ville e castella tutti guasti. Quivi àe canne grosse bene 4 spanne, lunghe bene 15 passi, e àe dall'uno nodo a l'altro bene 3 palmi. E sí vi dico che gli mercatanti e' viandanti prendono di quelle canne la notte, e fanno ardere nel fuoco, perché fanno sí grande scoppiata che tutti li leoni e orsi e altre bestie fiere ànno paura e fuggono, e non s'acostarebbero al fuoco per cosa del mondo. E questo si fa per paura di quelle bestie, che ve n'à assai. Le canne scoppiano perché si mettono verdi nel fuoco, e quelle si torcono e fendono per mezzo; e per questo fendere fanno tanto romore che s'odono da la lunga bene presso a 5 miglie, di notte, e piú; e sí è terribile cosa a udire che chi non fosse d'udirlo usato, ogni uomo n'avrebbe grande paura. E li cavagli che no ne sono usi si spaventano sí forte che rompono capestri e ogne cosa e fuggono; e questo aviene spesse volte. E agli cavagli che non ne sono usi, egli li fanno incapestrare tutti e quattro li piedi e fasciare gli occhi e turare gli orecchi, sí che non può fugire quando ode questo scoppio. E cosí campano gli uomini la notte, loro e le loro bestie. E quando l'uomo vae per queste contrade bene 20 giornate, non truova né alberghi né vivande, ma conviene che porti vivande per sé e per sue bestie tutte queste 20 giornate, tuttavia trovando fere pessime e bestie salvatiche, che sono molte pericolose. Poscia truova castelle e case assai, ove à uno cotale costume di maritare com'io vi dirò. Egli è vero che niuno uomo piglierebbe neuna pulcella per moglie per tutto 'l mondo, e dicono che non vagliono nulla s'ella no è costumata co molti uomini. E quando li mercatanti passano per le contrade, le vecchie tengono loro figliuole sulle strade e per li alberghi e per loro tende, e stanno a 10, a 20 e a 30; e fannole giacere con questi mercatanti, e poscia le maritano. E quando il mercatante àe fatto suo volere, conviene che 'l mercatante le doni qualche gioia, acciò che possa mostrare come altri àe avuto a fare seco; e quella ch'àe piú gioe, è segno che piú uomini sono giaciuti con essa, e piú tosto si marita. E conviene che ciascuna, anzi che si possa maritare, conviene ch'abbia piú di 20 segnali al collo, per mostare che molti uomini abbiano avuti a fare seco; e quella che n'à piú, è tenuta migliore, e dicono ch'è piú graziosa che l'altre. La gente è idola e malvage, ché non ànno per niuno pecato di far male e di rubare; e sono li migliori scherani del mondo. Egli vivono di frutti della terra e di bestie e d'uccegli. E dicovi che in quella contrada àe molte bestie che fanno il moscado, e questa mala gente àe molti buoni cani, e prendonne assai. Egli non ànno né carte né monete di quelle del Grande Kane, ma fannole da loro. Egli si vestono poveramente, ché 'l loro vestire si è di canavacci e di pelle di bestie e di bucerain, e ànno loro linguaggio e chiamansi Tebet. E questa Tebet è una grandissima provincia; e conteròvene brevemente, come voi potrete udire.
Ancora de la provincia di Tebet
Tebet è una grandissima provincia, e ànno loro linguaggio; e sono idoli e confinano co li Mangi e co molte altre province. Egli sono molti grandi ladroni. E è sí grande, che v'à bene 8 reami grandi, e grandissima quantità di città e di castella. E v'à in molti luoghi fiumi e laghi e montagne ove si truova l'oro di paglieola in grande quantità. E in questa provincia s'espande lo coraglio, e èvi molto caro, però ch'egli lo pongono al collo di loro femine e de' loro idoli, e ànnolo per grande gioia. E 'n questa provincia à giambellotti assai e drappi d'oro e di seta; e quivi nasce molte spezie che mai non furo vedute in queste contrade. E ànno li piú savi incantatori e astorlogi che siano in quello paese, ch'egli fanno tali cose per opere di diavoli che non si vuole contare in questo libro, però che troppo se ne maraviglierebbero le persone. E sono male costumati. Egli ànno grandissimi cani e mastini grandi com'asini, che sono buoni da pigliare bestie salvatiche; egli ànno ancora di piú maniere di cani da caccia. E vi nasce ancora molti buoni falconi pellegrini e bene volanti. Or lasciamo di questa provincia di Tebet, e diròvi d'un'altra provincia e regione, la quale è scritta di sotto. E' sono al Grande Kane; e tutte province e regioni che sono scritte in questo libro sono al Grande Kane, salvo quelle dal princípo di questo libro che sono au fi Angom, com'io v'ò scritto. E perciò, da quella infuori, quanto n'è scritto su questo libro, tutte sono al Grande Kane; e perché voi nol trovaste scritto, sí lo 'ntendete in tale maniera com'io v'ò detto. Or lasciamo qui, e conteròvi de la provincia del Gaindu.
De la provincia di Gaindu
Gaindu è una provincia verso ponente, né non à se no uno re. E' sono idoli, e sono al Grande Kane; e v'à città e castella asai. E v'à uno lago ove si truova molte perle, ma 'l Grande Kane non vuole che se ne cavino, ché se ne cavassero quante se ne troverebboro, diventerebbero sí vili che serebber per nulla; ma 'l Grande Sire ne fa tòrre solamente quante ne bisognano a lui; e chi altri ne cavasse, perderebbe la persona. Ancora v'à una montagna ove si truovano pietre in grande quantità, che si chiamano turchie, e sono molto belle; e 'l Grande Sire non le lascia trare se non per suo comandamento. E sí vi dico che in questa terra à un bello costume, che nol si tengono a vergogna se uno forestiere o altra persona giace co la moglie o co la figliuola od alcuna femmina ch'egli abbiano in sua casa; anzi lo tengono a bene, e dicono che li loro idoli gline danno molti beni temporali; e perciò fanno sí grande larghità di loro femmine a' forestieri, com'io vi dirò. Che sappiate che quando uno uomo di questa contrada vede che gli vegna uno forestiere a casa, incontanente esce di casa, e comanda a la moglie e all'altra famiglia ch'al forestiere sia fatto ciò ch'e' vuole come a la sua persona; e esce fuori, e sta a sua villa o altrove tanto che 'l forestiere vi dimora 3 die. E 'l forestiere fa appiccare suo cappello o altra cosa a la finestra a significare ch'egli è ancora là entro, perché 'l marito o altro forestiere no v'andasse; e fin quello segnale stae alla casa, mai non vi torna. E questo si fa per tutta questa provincia. Egli ànno muneta com'io vi dirò. Egli prendono la sel e fannola cuocere e gíttalla in forma, e pesa questa forma da una mezza libbra; e le quattro venti di questi tali sel ch'io v'ò detto, vagliono uno saggio d'oro fino, e questa è la picciola moneta ch'egli spendo. Egli ànno bestie che fanno il moscado in grande quantità; egli ànno pesci assai e càvagli del lago ch'io v'ò detto, ove si truova le perle. Leoni, lupi cervieri, orsi, dani, cavriuoli, cervi ànno assai; e tutti uccegli ànno assai. Vino di vigne non ànno, ma fanno vino di grano e di riso co molte spezie, e è buono bevigione. In questa provincia nasce garofani assai: egli è un àlbore piccolo che fa le foglie grandi quasi come corbezze, alcuna cosa piú lunghe e piú strette; lo fiore fa bianco, piccolo come il garofano. Egli ànno zinzibero in grande abondanza, e canella e altre spezie assai, che nonne vegnono in nostra contrada. Or lasciamo di questa città, e conteròvi di questa contrada medesima piú inanzi. Quando l'uomo si parte di questa Gaindu, l'uomo cavalca bene 10 giornate per castella e per cittadi; e la gente è tutta di questa maniera, e di costumi e d'ogne maniera di quelli ch'io v'ò detto. Passate queste 10 giornate, sí si truova un fiume chiamato Brunis, e quivi si finisce la provincia di Gaindu. E in questo fiume si truova grande quantità d'oro di pagliuola. Quivi àe canella assai. E entra nel mare Oceano. Or lasciamo di questo fiume, ché non v'à cosa da contare; e diremo d'una provincia chiamata Caragian, come voi udirete.
De la provincia di Caragian
Quando l'uomo à passato questo fiume, sí s'entra ne la provincia di Caragian, ch'è sí grande che ben v'à 7 reami. È verso ponente; e sono idoli e sono al Grande Kane. El re è figliuolo del Grande Kane, ed è ricco e poderoso, e mantiene bene sua terra e 'n giustizia, ed è prod'uomo. Quando l'uomo à passato il fiume ch'i' v'ò detto di sopra, ed è ito 5 giornate, sí si truova città e castella assai. Quivi nasce troppo buoni cavalli; e costoro vivono di bestiame e di terra. Egli ànno loro linguaggio, molto grave da intendere. Di capo di queste 5 giornate, si truova la mastra città - ed è capo del regno - ch'è chiamata Iaci, molto grande e nobile. Quin'àe mercatanti e artefici. La legge v'è di piú maniere: chi adora Maometto e chi l'idoli, e chi è cristiano nestorino. E v'à grano e riso assai; ed è contrada molto inferma, perciò mangiano riso. Vino fanno di riso e di spezie, ed è molto chiaro e buono, ed inebria tosto come 'l vino. Egli spendono per moneta porcellane bianche che si truovano nel mare e che si ne fanno le scodelle, e vagliono le 80 porcelane un saggio d'argento, che sono due viniziani grossi, e gli otto saggi d'argento fino vagliono un saggio d'oro fino. Egli ànno molte saliere, onde si cava e faie molto sale, onde si ne fornisce tutta la contrada; di questo sale lo re n'à grande guadagno. E' non curano se l'uno tocca la femina dell'altro, pure che sia sua volontà de la femina. Quiv'è un lago che gira bene 100 miglia, nel quale à molti pesci grandi, li migliori del mondo, di tutte fatte. Egli mangiano la carne cruda e ogne carne. E' poveri vanno a la beccheria, e quando s'apre il castrone o bue, sí li cavan le budella di corpo, e mettole ne la salsa de l'aglio e màngialle; e cosí fanno d'ogne carne. E li gentili uomini la mangian cruda, ma sí la fanno minuzzare molto minuto, poscia la mettono ne la salsa e màngialla e con buone spezia; e màngialla cosí come noi la cotta. Ancora vi conteremo di questa provincia di Caragian medesima.
Ancora divisa de la provincia di Caragian
Quando l'uon si parte de la città di Iacci e va 10 giornate per ponente, truova la provincia di Caragian; e la mastra città del regno è chiamata Caragian. E' sono idoli e sono al Gran Kane; el re si è figliuolo del Gran Kane. E in questa provincia si truova l'oro di pagliuola, cioè nel fiume, e ancora si truova in laghi e montagne oro piú grosso che di pagliuola; e danno un saggio d'oro per sei d'ariento. Ancora qui si spende le porcelane ch'io vi contai; e in questa provincia non si truova queste porcelane, ma vi vegnono d'India. E in questa provincia nasce lo grande colubre, el grande serpente, che sono sí dismisurati che ogn'uomo ne dovrebbe pigliare maraviglia; e sono molto oribile cosa a vedere. Sapiate per vero che lí vi n'à di lunghi 10 passi, e sono grossi 10 palmi: e questi sono li magiori. Elli ànno due gambe dinanzi, presso al capo, e non ànno piede, salvo un'unghia fatta come di leone; lo ceffo à molto grande, lo naso magior ch'un gran pane, la bocca tale che bene inghiottirebbe un uomo al tratto, li denti grandissimi; ed è sí ismisuratamente grande e fiera, che no è uomo né bestia che no la dotti e non n'abbia paura. E ancora vi n'à de' minore, cioè d'otto passi e di 6. La maniera come si prendono si è questa. Elle dimorano lo die sotterra per lo grande caldo; la notte escon fuori a pascere, e prende tutte quelle bestie che possono avere. Elle vanno a bere al fiume e al lago e a le fontane. Elle sono sí grande e sí grosse che, quando vanno a bere o a mangiare di notte, fae nel sabione, onde vae, tal fossa, che pare ch'una botte vi sia voltata. E' cacciatori che la vogliono pigliare, veggono la via ond'è ito il serpente, e ànno un palo di legno grosso e forte, e in quel palo à fitto un ferro d'aciaio fatto com'uno rasoio, e cuoprelo col sabione; e di questi ingegni fanno i cacciatori assai. E quando lo colubre viene per questo luogo, percuote in questo ferro sí forte, che si fende dal capo a piede anfino al bellíco, sí che muore incontanente; e cosí la prendono i cacciatori. E incontanente ch'è morto, sí li cavano lo fiele del corpo e vendollo molto caro, perciò ch'è la migliore medicina al morso del cane rabioso, dandoglile a bere d'un peso d'un picciolo danaio. E quando una donna non può partorire, dandole a bere un poco di quel fiele, incontanente parturisce. La terza si è buona a nascenzia: ponendovi su un poco di quel fiele, in poco tempo è guarito. E per queste cagioni lo fiele è molto caro in quella contrada. Ancora la carne si vende perch'è molto buona a mangiare. E dicovi che questo serpente vae a le tane de li leoni e degli orsi, e mangia loro e loro figliuoli, se li puote avere, e tutte altre bestie. In questa contrada è grandissimi cavalli, e molti ne vanno in India; e càvali due o tre nodi de la coda, acciò che no meni la coda quand'altre cavalca, perciò ch'à loro pare cosa molta lada. Elli cavalcano lungo come franceschi. E' fanno arme turchiesche di cuoio di bufale, e ànno balestra, e atoscano tutte le quadrelle. E ancora aveano cotale usanza prima che 'l Grande Kane li conquistasse, che, se aenisse ch'alcuno albergasse a lor casa che fosse grazioso e bello e savio, sí l'ucideano o con veleno o con altro; né questo non faceano per moneta, ma diceano che tutto il senno di colui e la grazia e la ventura rimanea in lor casa. Poscia che 'l Grande Kane la conquistò, ch'è da 35 anni, nol fanno piú, per la paura del Grande Kane. Or lasciamo di questa provincia, e diròvi d'un'altra.
De la provincia d'Ardandan
Quando l'uomo si parte di Caragian e va per ponente 5 giornate, truova una provincia che si chiama Ardandan. E ' sono idoli e al Grande Kane; la mastra città si chiama Vacian. Questa gente ànno una forma d'oro a tutti i denti, ed a quelli di sopra ed a quelli di sotto, sí che tutti i denti paiono d'oro; e questo fanno gli uomini, ma non le donne. Gli uomini son tutti cavalieri, secondo loro usanza, e non fanno nulla, salvo ch'andare in oste; le donne fanno tutte loro bisogne co li schiavi insieme ch'egli ànno. E quando alcuna donna à fatto il fanciullo, lo marito stae nel letto 40 die, e lava 'l fanciullo e governalo. E ciò fanno perché dicono che la donna à durato molto afanno del fanciullo a portallo, e cosí vogliono che si riposi. E tutti gli amici vegnono a costui al letto, e fanno grande festa insieme. E la moglie si leva del letto, e fa le bisogne di casa e serve il marito nel letto. E' manucano tutte carne, e crude e cotte, e riso cotto con carne; lo vino fanno di riso con ispezie molto buono. La moneta ànno d'oro e di porcellane, e danno un saggio d'oro per 5 d'ariento, perché no ànno argentiera presso a 5 mesi di giornate; e di questo fanno i mercatanti grande guadagno, quando vi ne recano. Questa gente no ànno idoli né chiese, ma 'dorano lo magior de la casa, e dicono: "Di costui siamo". Egli no ànno lettere né scritture, e ciò no è maraviglia, però che stanno in un luogo molto divisato, che no vi si puote andare di state per cosa del mondo, per l'aria che v'è cosí corotta, che neuno forestiere vi può vivere per neuna cosa. Quand'ànno a fare l'uno coll'altro, fanno tacche di legno, e l'uno tiene l'una metà e l'altro l'altra metà: quando colui dé pagare la moneta, e' la paga, e fassi dare l'altra metà de la tacca. In tutte queste province non à medici - cioè Caragian e Vorcian e Iacin -, e quando eli ànno alcuno malato, mandano per loro magi e incantatori di diavoli. E quando sono venuti al malato, ed egli gli à contato lo male, eglino suonano loro stormenti, e cantano e ballano; quando ànno ballato un poco, e l'uno di questi magi cade in terra co la schiuma a la bocca e tramortisce, e 'l diavolo gli è ricoverato in corpo. E cosí sta che pare morto grande pezza, e gli altri magi dimandano questo tramortito de la 'nfermità del malato e perch'egli à ciòe. Quelli risponde ch'egli à questo però che fece spiacere 'alcuno spirito. E li magi dicono:"Noi ti preghiamo che tue li perdoni e prendi del suo sangue, sí che tue ti ristori di quello che ti piace". Se 'l malato dé morire, lo tramortito dice:"Elli à fatto tanto dispiacere a cotale spirito, ch'elli no li vuole perdonare per cosa del mondo". Se 'l malato dé guarire, dice lo spirito ch'è nel corpo del mago:"Togliete cotanti montoni dal capo nero, e cotali beveraggi molto cari, e fate sagrificio a cotale ispirito". Quando li parenti del malato ànno udito questo, fanno tutto ciòe che dice lo spirito, ché ucide gli montoni e versa lo sangue ove gli è detto, per sagrificio. Poscia fanno cuocere li montoni, o uno o piúe, ne la casa del malato; e quine sono molti di questi magi e donne tante quanto gli è detto per quello spirito. Quando lo montone è cotto e 'l beveraggio è aparechiato e la gente v'è raunata, alora coninciano a cantare e a ballare e a sonare; e gittano del brodo per la casa qua e là, e anno mcenso e mirra, e sofumicano e alluminano tutta la casa. Quand'ànno cosí fatto una pezza, alotta inchina l'uno, e l'altro domanda lo spirito se à 'ncora perdonato al malato. Quelli risponde:"No gli è ancora perdonato; fate anche cotale cosa, e saralli perdonato". Fatto quello ch'à comandato, ed elli dice:"Egli sarà guerito incontanente". Allotta dicono:"Lo spirito è bene di nostra parte". E fanno grande allegrezza, e mangiano quel montone e beono; e ogn'uomo torna a sua casa, e il malato guerisce incontanente. Or lasciamo questa contrada, e diròvi d'altre contrade, come voi udirete.
De la grande china
Quando l'uomo si parte di questa provincia ch'i' v'ò contato, l'uomo discende per una grande china, ch'è bene due giornate e mezzo pur a china. E in quelle 2 giornate e mezzo no àe cosa da contare, salvo che v'à una grande piazza, ove si fa certa fiera certi dí de l'anno. E quine vegnono molti mercatanti, che recano oro e ariento e altre mercatantie assai, ed è grandissima fiera. E quelli che recano l'oro quie, neuno puote andare in loro contrada, salvo eglino, tanta è contrada rea e divisata da l'altre; né neuno può sapere ov'elli istanno, perché neuno vi puote andare. Quando l'uomo à passate queste 2 giornate, l'uomo truova una provincia verso mezzodie, ed è a le confini de l'India, ch'è chiamata Amien. Poscia va l'uomo 15 giornate per luogo disabitato e sozzo, ov'à molte selve e boschi, ov'à leofanti e lunicorni assai e altre diverse bestie assai; uomini né abitagioni non v'à. Perciò vi lascerò di questa contrada, e diròvi d'una istoria, come potrete udire.




