De li tre Magi
Quando li tre Magi ebbero cavalcato alquante giornate, volloro vedere quello che 'l fanciullo avea donato loro. Apersoro lo bossolo e quivi trovaro una pietra, la quale gli avea dato Idio in significanza che stessoro fermi ne la fede ch'aveano cominciato, come pietra. Quando videro la pietra, molto si maravigliaro, e gittaro questa pietra entro uno pozzo; gittata la pietra nel pozzo, uno fuoco discese da cielo ardendo, e gittòssi in quello pozzo. Quando li re videro questa meraviglia, pentérsi di ciò ch'aveano fatto; e presero di quello fuoco e portarone in loro contrada e puoserlo in una loro chiesa. E tutte volte lo fanno ardere e orano quello fuoco come dio; e tutti li sacrifici che fanno condisco di quello fuoco, e quando si spegne, vanno a l'originale, che sempre sta aceso, né mai non l'accenderebboro se non di quello. Perciò adorano lo fuoco quegli di quella contrada; e tutto questo dissero a messer Marco Polo, e è veritade. L'uno delli re fu di Saba, l'altro de Iava, lo terzo del Castello. Or vi diremo de' molti fatti di Persia e de' loro costumi.

De li 8 reami di Persia
Sappiate che in Persia àe 8 reami: l'ono à nome Causom, lo secondo Distan, lo terzo Lor, lo quarto Cielstan, lo quinto Istain, lo 6° Zerazi, lo 7° Soncara, lo 8° Tunocain, che è presso a l'Albaro Solo. In questo reame à molti begli distrieri e di grande valuta, e molti ne vegnono a vendere in India: la magiore parte sono di valuta di libbre 200 di tornesi. Ancora v'à le piú belle asine del mondo, che vale l'una ben 30 marchi d'argento, che bene corrono e ambiano. Gli uomini di questa contrada menano questi cavagli fino a due cittade che sono sopra la ripa del mare: l'una à nome Achisi e l'altra Acummasa; quivi sono i mercatanti che li menano in India. Questi sono mala gente: tutti s'uccidono tra loro, e se non fosse per paura del signore, cioè del Tartaro del Levante, tutti li mercatanti ucciderebboro. Quivi si fa drappi d'oro e di seta; e quivi àe molta bambagia, e quivi àe abondanza d'orzo, di miglio e di panico e di tutte biade, di vino e di frutti.
Or lasciamo qui, e conteròvi de la grande città d'Iadis tutto suo afare e suoi costumi.


Della città di Iadis
Iadis è una cittade di Persia molto bella, grande, e di grandi mercatantie. Quivi si lavora drappi d'oro e di seta, che si chiama iasdi, e che si portano per molte contrade. Egli adorano Malcometto. Quando l'uomo si parte di questa terra per andare inanzi, cavalca 7 giornate tutto piano; e non v'à abitazione se no in tre luoghi, ove si possa albergare. Quivi àe begli boschi e piani per cavalcare; quivi àe pernice e cuntornici asai. Quindi si cavalca a grande solazzo, quivi àe asine salvatiche molto belle. Di capo di queste 7 giornate àe uno reame ch'à nome Creman.


Del reame di Creman
Creman è uno regno di Persia che solea avere signore per eredità, ma poscia che li Tartari lo presero, vi màndaro signore cui loro piace. E quivi nasce le prietre che si chiamano turchiesche in grande quantità, che si cavano de le montagne; e ànno vene d'acciaio e d'andanico assai. Lavorano bene tutte cose da cavalieri, freni, selle e tutte arme e arnesi. Le loro donne lavorano tutte cose a seta e ad oro, a ucelli e a bestie nobilemente, e lavorano di cortine e d'altre cose molto riccamente, e coltre e guanciali e tutte cose. Ne le montagne di questa contrada nasce li migliori falconi e li piú volanti del mondo, e sono meno che falconi pelegrini: niuno uccello no li campa dinanzi.
Quando l'uomo si parte di Creman, cavalca 7 giornate tuttavia per castela e per cittade con grande solazzo; e quivi àe uccellagioni di tutti uccelli. Di capo de le 7 giornate truova una montagna, ove si scende, ché bene si cavalca due giornate pure a china, tuttavia trovando molti frutti e buoni. Non si truova abitazioni, ma gente co loro bestie assai. E da Creman infino a questa iscesa è bene tale freddo di verno, che no vi si può passare se non co molti panni.


Di Camandi
A la discesa de la montagna àe uno bello piano, e nel cominciamento àe una città ch'à nome Camandi. Questa solea essere magiore terra che no è, ch'e Tartari d' altra parte gli ànno fatto danno piú volte. Questo piano è molto cavo. E questo reame à nome Reobales, suoi frutti sono dattari, pistacchi, frutti di paradiso e altri frutti che non son di qua. Ànno buoi grandi e bianchi come nieve, col pelo piano per lo caldo luogo, le corne cort'e grosse e non agute; tra le spalle ànno uno gobbo alto due palmi, e sono la piú bella cosa del mondo a vedere. Quando si vogliono caricare, si conciano come camegli, e caricati cosí, si levano, ché sono forti oltra misura. E v'à montoni come asini, che li pesa la coda bene 30 libbre, e sono bianchi e begli e buoni da mangiare. In questo piano à castella e città e ville murate di terra per difendersi da scherani che vanno robando. E questa gente che corre lo paese, per incantamento fanno parere notte 7 giornate a la lunga, perché altri non si possa guardare; quando ànno fatto questo, vanno per lo paese, ché bene lo sanno. E' son bene 10.000, talvolta piú e meno, sicché per quello piano no li scampa né uomo né bestia: li vecchi ucidono, gli giovani ménagli a vendere per ischiavi. Lo loro re à nome Nogodar, e sono gente rea e malvage e crudele. E sí vi dico che messer Marco vi fu tal qual preso in quella iscuritade, ma scampò a uno castello ch'à nome Canosalmi, e de' suo compagni furo presi asai e venduti e morti.


De la grande china
Questo piano dura verso mezzodie 5 giornate. Da capo de le cinque giornate è un'altra china che dura 20 miglia, molto mala via, e àvi molti mali uomini che rubano. Di capo della china à uno piano molto bello, che si chiama lo piano di Formosa, e dura due giornate di bella riviera; e quivi àe francolini, papagalli e altri uccelli divisati da li nosti. Passate due giornate, è lo mare Oziano e 'n su la ripa è una città con porto, ch'à nome Cormos, e quivi vegnono d'India per navi tutte ispezzerie, drappi d'oro e denti di leofanti e altre mercatantie assai; e quindi le portano li mercatanti per tutto lo mondo. Questa è terra di grande mercatantia; sotto di sé àe castella e cittadi assai, perch'ella è capo de la provincia; lo re à nome Ruccomod Iacomat. Quivi è grande caldo; inferma è la terra molto, e se alcuno mercatante d'altra terra vi muore, lo re piglia tutto suo avere. Quivi si fa lo vino di dattari e d'altre ispezie asai, e chi 'l bee e non è uso, sé 'l fa andare a sella e purgalo; ma chi n'è uso fa carne assai. Non usano nostre vivande, ché se manicassero grano e carne, infermarebbero incontanente; anzi usano per loro santà pesci salati e dattari e cotali cose grosse, e con queste dimorano sani. Le loro navi sono cattive e molte ne pericala, perché non sono confitte con aguti di ferro, ma con filo che si fa della buccia delle noci d'India, che si mette in molle ne l'acqua e fassi filo come setole; e con quello le cuciono, e no si guasta per l'acqua salata. Le navi ànno una vela, un timone, uno àbore, una coverta, ma quando sono caricate, le cruopono di cuoie, e sopra questa coverta pongono i cavalli che menano in India. No ànno ferro per fare aguti e è grande pericolo a navicare con quelle navi. Questi adorano Malcometto. E èvi sí grande caldo, che se no fosse li giardini co molta acqua di fuori da la città, ch'egli ànno, non camperebboro. Egli è vero che vi viene uno vento la state talvolta di verso lo sabione con tanto caldo che, se gli uomini non fugissoro a l'acqua, non camperebboro del caldo. Elli seminano loro biade di novembre e ricogliele di marzo, e cosí fanno di tutti loro frutti; a da marzo inanzi non si truova niuna cosa viva, cioè verde, sopra terra, se non lo dattaro, che dura infino a mezzo maggio; e questo è per lo grande caldo. Le navi non sono impeciate, ma sono unte d'uno olio di pesce. E quando alcuno vi muore, sí fanno grande duolo; e le donne si piangono li loro mariti bene quattro anni, ogne die almeno una volta, con vicini e co' parenti. Or tornaremo per tramontana per contare di quelle province, e ritornaremo per un'altra via a la città di Creman, la quale v'ò contato, perciò che a quelle contrade ch'io vi voglio contare, no vi si può andare se non da Creman. E vi dico che questo re Ruccomod Iacamat, donde noi ci partiamo aguale, è re di Creman. E in ritornare da Cormos a Creman à molto bello piano e abondanza di vivande, e èvi molti bagni caldi; e àvi ucelli assai e frutti. Lo pane del grano è molto amaro a chi non è costumato, e questo è per lo mare che vi viene. Or lasciàno queste parti, e andiamo verso tramontana; e diremo come.


Come si cavalca per lo diserto
Quando l'uono si parte da Creman, cavalca sette giornate di molta diversa via; e diròvi come. L'uomo va 3 giornate che l'uono non truova acqua, se non verde come erba, salsa e amara; e chi ne bevesse pure una gocciola, lo farebbe andare bene 10 volte a sella; e chi mangiasse uno granello di quello sale che se ne fa, farebbe lo somigliante; e perciò si porta bevanda per tutta quella via. Le bestie ne beono per grande forza e per grande sete, e falle molto scorrere. In queste 3 giornate no à abitazione, ma tutto diserto e grande secchitade, bestie non v'à, ché no v'averebboro che mangiare. Di capo di queste 3 giornate si truova un altro luogo che dura 4 giornate, né più né meno fatto, salvo che vi si truovano asine salvatiche. Di capo di queste 4 giornate finisce lo regno di Creman e truovasi la città di Gobiam


De Gobiam
Cobiam è una grande cittade. E' adorano Macomet. Egli ànno ferro e acciaio e andanico assai. Quivi si fa la tuzia e lo spodio, e diròvi come. Egli ànno una vena di terra la quale è buona a ciò, e pongolla nella fornace ardente, e 'n su la fornace pongono graticole di ferro, e 'l fumo di quella terra va suso a le graticole: e quello che quivi rimane apiccato è tuzia, e quello che rimane nel fuoco è spodio. Ora andiàno oltre.


D'uno diserto
Quando l'uomo si parte de Gobiam, l'uomo va bene per uno diserto 8 giornate, nel quale à grande sechitadi, e non v'à frutti né acqua, se non amara, come in quello di sopra. E quelli che vi passano portano da bere e da mangiare, se non che gli cavagli beono di quella acqua malvolontieri. E di capo delle 8 giornate è una provincia chiamata Tonocan; e àvi castella e cittadi asai, e confina con Persia verso tramontana. E quivi è una grandissima provincia piana, ov'è l'Albero Solo, che li cristiani lo chiamano l'Albero Secco; e diròvi com'egli è fatto. Egli è grande e grosso; sue foglie sono da l'una parte verdi e da l'altra bianche, e fa cardi come di castagne, ma non v'à entro nulla; egli è forte legno e giallo come busso. E non v'à albero presso a 100 miglia, salvo che da l'una parte a 10 miglia. E quivi dicono quelli di quella parte che fu la bataglia tra Allexandro e Dario. Le ville e le castelle ànno grande abondanza d'ogne buona cosa; lo paese è temperato, e adorano Malcometto. Quivi àe bella gente e le femine sono belle oltra misura. Di qui ci partiamo e direnvi d'una contrada che si chiama Milice, ove il Veglio della Montagna solea dimorare.


Del Veglio de la Montagna e come fece il paradiso, e li assessini
Milice è una contrada ove 'l Veglio de la Montagna solea dimorare anticamente. Or vi conterò l'afare, secondo che messer Marco intese da più uomini. Lo Veglio è chiamato in loro lingua Aloodin. Egli avea fatto fare tra due montagne in una valle lo piú bello giardino e 'l piú grande del mondo. Quivi avea tutti frutti e li piú begli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro, a bestie, a uccelli; quivi era condotti: per tale venía acqua a per tale mèle e per tale vino; quivi era donzelli e donzelle, li piú begli del mondo, che meglio sapeano cantare e sonare e ballare. E facea lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E perciò 'l fece, perché Malcometto disse che chi andasse in paradiso, avrebbe di belle femine tante quanto volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte, di vino e di mèle. E perciò 'l fece simile a quello ch'avea detto Malcometto; e li saracini di quella contrada credeano veramente che quello fosse lo paradiso. E in questo giardino non intrava se none colui cu' e' volea fare assesino. A la 'ntrata del giardino ave' uno castello sí forte, che non temea niuno uomo del mondo. Lo Veglio tenea in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne facea mettere nel giardino a 4, a 10, a 20, egli gli facea dare oppio a bere, e quelli dormía bene 3 dí; e faceali portare nel giardino e là entro gli facea isvegliare.


Quando li giovani si svegliavano e si trovavano là entro e vedeano tutte queste cose, veramente credeano essere in paradiso. E queste donzelle sempre stavano co loro in canti e in grandi solazzi; e aveano sí quello che voleano, che mai per loro volere non sarebboro partiti da quello giardino. E 'l Veglio tiene bella corte e ricca e fa credere a quegli di quella montagna che cosí sia com'è detto. E quando elli ne vuole mandare niuno di quegli giovani ine uno luogo, li fa dare beveraggio che dormono, e fagli recare fuori del giardino in su lo suo palagio. Quando coloro si svegliono e truovansi quivi, molto si meravigliano, e sono molto tristi, ché si truovano fuori del paradiso. Egli se ne vanno incontanente dinanzi al Veglio, credendo che sia uno grande profeta, inginocchiandosi; e egli dimanda onde vegnono. Rispondono: "Del paradiso"; e contagli tutto quello che vi truovano entro e ànno grande voglia di tornarvi. E quando lo Veglio vuole fare uccidere alcuna persona, fa tòrre quello che sia lo piú vigoroso, e fagli uccidire cui egli vuole. E coloro lo fanno volontieri, per ritornare al paradiso; se scampano, ritornano a loro signore; se è preso, vuole morire, credendo ritornare al paradiso. E quando lo Veglio vuole fare uccidere neuno uomo, egli lo prende e dice: "Va' fà cotale cosa; e questo ti fo perché ti voglio fare tornare al paradiso". E li assesini vanno e fannolo molto volontieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al Veglio de la Montagna a cu'elli lo vuole fare; e sí vi dico che piú re li fanno trebuto per quella paura.


Come Alau, signore de' Tarteri del Levante il distrusse
Egli è vero che 'n anni 1277 Alau, signore delli Tartari del Levante, che sa tutte queste malvagità, egli pensò fra se medesimo di volerlo distruggere, e mandò de' suoi baroni a questo giardino. E' stettero 3 anni attorno a lo castello prima che l'avessero, né mai non l'avrebboro avuto se no per fame. Alotta per fame fu preso, e fue morto lo Veglio e sua gente tutta. E d'alora in qua non vi fue piú Veglio niuno: in lui s'è finita tutta la segnoria. Or lasciamo qui, e andiamo inanzi.


De la città Supunga
Quando l'uomo si parte di questo castello, l'uomo cavalca per bel piano e per belle coste, ov'è buon pasco e frutti assai e buoni; e dura 7 giornate. E àvi ville e castella asai, e adorano Macomet. E alcuna volta truova l'uomo diserti di 50 miglia e di 60, nelle quali non si truova acqua, e conviene che l'uomo la porti e per sé e per le bestie, infino che ne sono fuori. Quando àe passato 7 giornate, truova una città ch'à nome Supunga. Ella è terra di molti alberi. Quivi àe li migliori poponi del mondo e 'n grandissima quantità, e fannogli seccare in tale maniera: egli gli tagliano atorno come coreggie, e fannogli seccare, e diventano piú dolci che mèle. E di questo fanno grande mercatantia per la contrada. E v'è cacciagioni e uccellagioni assai. Or lasciamo di questa, e diremo di Balac.


Di Balac
Balac fue già una grande città e nobile piú che non è oggi, ché li Tartari l'ànno guasta e fatto grande danno. E in questa cittade prese Alesandro per moglie la figliuola di Dario, siccome dicono quegli di quella terra. E' addorano Maccometto. E sappiate che fino a questa terra dura la terra del signore delli Tartari del Levante, e a questa cittade sono li confini di Persia entro creco e levante. Quando si passa per questa terra, l'uomo cavalca bene 12 giornate tra levante e greco, che no si truova nulla abitazioni, perché gli uomini, per paura de la mala gente e degli osti, sono tutti iti a le fortezze de le montagne. In questa via àe acqua asai e cacciagioni e leoni. In tutte queste 12 giornate non truovi vivande da mangiare, anzi conviene che si porti.


De la montagna del sale
Quando l'uomo à cavalcato queste 12 giornate, trova uno castello ch'à nome Tahican, ov'è grande mercato di biada; e è bella contrada. E le montagne di verso mezzodie sono molto grandi, e sono tutte sale. E vengono da la lunga 30 giornate per questo sale, perch'è lo migliore del mondo; e è sí duro che no se ne può rompere se non con grandi picconi di ferro; e è tanto che tutto il mondo n'avrebbe assai infino a la fine del secolo. Partendosi di qui, l'uomo cavalca 3 giornate tra greco e levante, sempre trovando belle terre e belle abitazioni e frutti e biade e vigne. E' adorano Maccomet. E' sono mala gente e micidiale: sempre stanno col bicchiere a bocca, ché molto beono volontieri, ché egli ànno buono vino cotto. In capo non portano nulla, se no una corda lunga 10 palmi si volgono atorno lo capo. E' sono molto begli cacciatori e prendono bestie molte, e de le pelle si vestono e calzano; e ogni uomo sa conciare le pegli de le bestie che pigliano. Di làe tre giornate àe cittade e castella asai, e èvi una città ch'à nome Scasem, e per lo mezzo passa uno grande fiume. Quivi àe porci ispinosi assai. Poscia si cavalca tre giornate che no si truova abitazione, né bere né mangiare. Di capo de le 3 giornate si truova la provincia de Balascam. e io vi conterò com'ell'è fatta.


Di Balascam
Balasciam è una provincia che la gente adorano Malcometo, e ànno lingua per loro. Egli è grande reame e discende lo re per reditade; e scese del legnaggio d'Allesandro e de la figlia di Dario, lo grande signore di Persia. E tutti quegli re si chiamano Zulcarnei in saracino, ciò è a dire Alesandro, per amore del grande Allexandro. E quivi nasce le priete preziose che si chiamano balasci, che sono molto care, e cavansi ne le montagne come l'altre vene. E è pena la testa chi cavasse di quelle pietre fuori del reame, perciò che ve n'à tante che diventerebboro vile. E quivi, in un'altra montagna, ove si cava l'azurro, e è 'l migliore e 'l piú fine del mondo; e le pietre onde si fa l'azurro, è vena di terra. E àvi montagne ove si cava l'argento. E la provincia è molto fredda. E quivi nasce cavagli assai e buoni coritori, e non portano ferri, sempre andando per le montagne. E nascevi falconi molto volanti e li falconi laineri: cacciare e uccellare v'è lo migliore del mondo. Olio non ànno, ma fannone di noci. Lo luogo è molto forte da guerra; e' sono buoni arcieri e vestonsi di pelle di bestie, perciò ch'ànno caro di panni. E le grandi donne e le gentili portano brache, che v'è ben 100 braccia di panno bambagino, e tal 40 e tal 80; e questo fanno per parere ch'abbiano grosse le natiche, perché li loro uomini si dilettano in femine grosse. Or lasciamo questo reame, e conteremo d'una diversa gente, ch'è lungi da questa provincia 10 giornate.


De la gente di Bastian
Egli è vero che di lungi a Balasciam 10 giornate àe una provincia ch'à nome Bastian; e ànno lingua per loro. Egli adorano gl'idoli e suno bruni; e sanno molto d'arti de diavoli e sono malvagia gente. E' portan agli orecchi cerchiegli d'oro e d'ariento e di perle e di pietre preziose. Quivi àe molto grande caldo. Loro vivande è carne e riso. Or lasciamo questa, e anderemo a un'altra ch'è di lungi di questa 7 giornate verso iscirocco, ch'à nome Chesimun.


Di Chesimun
Chesimun è una provincia che adorano idoli e àe lingua per sé. Questi sanno tanto d'incantamento di diavolo che fanno parlare gl'idoli; e fanno cambiare lo tempo e fanno grandi iscuritadi e fanno tali cose che non si potrebbe credere. E sono capo di tutti gl'idoli, e de lor descese gl'idoli. E di questo luogo si puote andare al mare d'India. Gli uomini e le femine sono bruni e magri; lor vivande è riso e carne. E è luogo temperato, tra caldo e freddo. E là à castella assai e diserti; e è luogo molto forte, e tiensi per sé medesimo; e èvi re che mantiene giustizia. E quivi àe molti romitaggi e fanno grande astinenzia, né non fanno cosa di peccato né che sia contra loro fede per amore di loro idoli; e ànno badie e monisteri di loro legge. Or ci partiamo di qui e anderemo inanzi, perciò che ci converrebbe intrare in India; e noi non vogliamo entrare, perché al ritornare de la nostra via conteremo tutte le cose d'India per ordine. E perciò retornaremo a nostre province verso Baudascian, perciò che d'altra parte non potremo passare.


Del grande fiume di Baudascian
E quando l'uomo si parte da Baudascian, sí si va 12 giornate tra levante e crego su per uno fiume, che è del fratello del segnore di Baudascian, ov'è castella e abitazioni assai. La gente è prode e adorano Macometto. Di capo di 12 giornate si truova una provincia piccola che dura 3 giornate da ogne parte, e à nome Vocan. E' adorano Macometto e ànno lingua per loro e sono prodi uomini; e sono sottoposti al signore di Baudascian. Egli ànno bestie salvatiche assai, cacciagioni e uccellagioni d'ogne fatta. E quando l'uomo va tre giornate piú inanzi, va pure per montagne; e questa si dice la piú alta montagna del mondo. E quando l'uomo è 'n su quell'alta montagna, truova uno piano tra due montagne, ov'è molto bello pasco, e quivi è uno fiume molto bello e grande; e è sí buono pasco una bestia magra vi doventa grassa in 10 dí. Quivi àe tutte salvagine e assai; e èvi montoni salvatichi asai e grandi, e ànno lunghe le corne 6 spanne, e almeno 4 o 3; e in queste corni mangiano li pastori, che ne fanno grande scodelle. E per questo piano si va bene 12 giornate senza abitazione, né non si truova che mangiare, s'altri nol vi porta. Niuno uccello non vi vola, per l'alto luogo e freddo, e 'l fuoco non v'à lo colore ch'egli àe in altre parte, né non è sí cocente colà suso. Or lasciamo qui e conteròvi altre cose per greco e per levante. E quando l'uomo va oltra 3 giornate, e' conviene che l'uomo cavalca bene 40 giornate per montagne e per coste, tra creco e levante, e per valle, passando molti fiumi e molti luoghi diserti. E per tutto questo luogo non si truova abitazione né albergagione, ma conviene che si porti la vivanda. Questa contrada si chiama Belor. La gente dimora ne le montagne molto alte: adorano idoli e sono salvatica gente, e vivono de le bestie che pigliano. Loro vestire è di pelli di bestie, e sono uomini malvagi. Or lasciamo questa contrada, e diremo de la provincia di Casciar.


Del reame di Casciar
Casciar fue anticamente reame; aguale è al Grande Kane; e adorano Malcometto. Ell'à molte città e castella, e la magiore è Casciar; e sono tra greco e levante. E' vivono di mercatantia e d'arti. Egli ànno begli giardini e vigne e possessioni e bambagie assai; e sonvi molti mercanti che cercano tutto il mondo. E' sono gente scarsa e misera, ché male mangiano e mal beono. Quivi dimorano alquanti cristiani nestorini, che ànno loro legge e loro chiese; e ànno lingua per loro. E dura questa provincia 5 giornate. Ora lasciamo di questa, e andremo a Samarcan.


Di Samarcan
Samarcan è una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini. E' sono al Grande Cane, e sono verso maestro. E diròvi una maraviglia ch'avenne in questa terra. E' fu vero, né no è grande tempo, che Gigata, fratello del Grande Cane, si fece cristiano, e era signore di questa contrada. Quando li cristiani della cittade videro che lo signore era fatto cristiano, ebbero grande alegrezza; e allora fecero in quella cittade una grande chiesa a l'onore di san Giovanni Batista, e cosí si chiama. E' tolsero una molto bella pietra ch'era dei saracini e poserla in quella chiesa e miserla sotto una colonna in mezzo la chiesa, che sostenea tutta la chiesa. Or venne che Gigatai fu morto e gli saracini, vedendo morto 'l segnore, abiendo ira di quella pietra, la volloro tòrre per forza; e poteallo fare, ch'erano 10 cotanti che gli cristiani. E mossorsi alquanti saracini e andarono a li cristiani, e dissero che voleano questa pietra. Li cristiani la voleano comperare ciò che ne voleano; li saracini dissero che no voleano se non la pietra. E alotta li signoregiava lo Grande Cane, e comandò a li cristiani che 'nfra 2 die Ii rendessero la loro pietra. Li cristiani, udendo lo comandamento, funno molto tristi e non sapeano che si fare. La mattina che la pietra si dovea cavare di sotto dalla colonna, la colonna si trovò alta di sopra a la pietra bene 4 palmi; e non toccava la pietra per lo volere del Nostro Signore. E questa fue tenuta grande meraviglia e è ancora; e tuttavia vi stette poscia la prieta. Or lasciamo qui, e diròvi di un'altra provincia ch'à nome Carcam.


De Carcam
Carcam è una provincia che dura 5 giornate. E' adorano Macometto; e sonvi cristiani e nestorini. E' sono al Grande abondanza d'ogni cose. Quivi non à altro da ricordare. Or lasciamo qui, e diremo di Cotam.


Di Cotam
Cotam è una provincia tra levante e greco, e dura 8 giornate. E' sono al Grande Kane, e adorano Malcometo tutti. E v'à castella e città assai e son nobile gente; e la migliore città è Cotam, onde si chiama tutta la provincia. Quivi àe bambagia assai, vino, giardini, tutte cose. Vivono di mercatantia e d'arti; non sono da arme. Or ci partiamo di qui, e andiamo a un'altra provincia ch'à nome Pein.


Di Pein
Pein è una piccola provincia ch'è lunga 5 giornate tra levante e greco. E' sono al Grande Kane e adorano Maccomet. E v'à castella e città assai, e la piú nobile è Pein. Egli ànno abondanza di tutte cose e vivoro di mercatantie e d'arti. E ànno cotal costume, che quando alcuono uomo ch'à moglie si parte di sua terra per stare 20 die, com'egli è partito, la moglie puote prendere altro marito, per l'usanza che v'è; e l'uomo, ove vae, puote prendere altra moglie. Altresí sappiate che tutte queste province che io v'ò contate, da Cascar infin'a qui, sono de la Grande Turchia. Or lasciamo qui, e conteròvi d'una provincia chiamata Ciarcian.


Di Ciarcian
Ciarcian è una provincia de la Grande Turchia tra greco e levante. E adorano Macomet; e àvi castella e città assai, e la mastra città è Ciarcian. E v'à fiume che mena diaspido e calciadonio, e pòrtalle a vendere au Cata, e ànnone asai e buoni. E tutta questa provincia è sabione, e de Cotam a Pein altressí sabione. E èvi molte acque amare e ree, e ancora v'à de le dolci e buone. E quando l'uomo si parte di Ciarcan, va bene 5 giornate per sabione, e àvi di male acque e amare, e àvi de le buone. E a capo de le 5 giornate si truova una città ch'è a capo del grande diserto, ove gli uomini prendono vivanda per passare lo diserto. Or vi diremo di piú inanzi.


Di Lop
Lop è una grande città ch'è a l'intrata del grande diserto, ch'è chiamo lo diserto de Lop, e è tra levante e greco. E' sono al Grande Cane e adorano Macomet. E quelli che vogliono passare lo diserto si riposano in Lop per una settimana, per rinfrescare loro e loro bestie; poscia prende vivande per uno mese per loro e per loro bestie. E partendosi di questa città, entra nel diserto, e è tamanto che si penerebbe a passare bene uno anno; ma per lo minore luogo si pena lo meno a trapassare uno mese. Egli è tutto montagne e sabione e valle, e non vi si truova nulla a mangiare; ma quando s'è ito uno die e una notte, si truova acqua, ma non tanta che n'avesse oltra 50 o 100 uomini co loro bestie. E per tutto 'l diserto conviene che si vada uno die e una notte prima che acqua si truovi: e in tre luoghi o in quattro truova l'uomo l'acqua amara e salsa, e tutte l'altre sono buone, che sono nel torno da 28 acque. Non v'à né uccelli né bestie, perché non v'ànno da mangiare. E sí vi dico che quivi si truova tal maraviglia. Egli è vero che, quando l'uomo cavalca di notte per quel diserto, egli aviene questo: che se alcuno remane adrieto da li compagni, per dormire o per altro, quando vuole pui andare per giugnere li compagni, ode parlare spiriti in aire che somigliano che siano suoi compagnoni. E piú volte è chiamato per lo suo nome propio, ed è fatto disviare talvolta in tal modo che mai non si ritruova; e molti ne sono già perduti. E molte volte ode l'uomo molti istormenti in aria e propiamente tamburi. E cosí si passa questo grande diserto. Or lasciamo del diserto, e diremo delle province che sono all'uscita del diserto.


De la grande provincia di Tangut
A l'uscita del diserto si truova una città ch'à nome Sachion, che è a lo Grande Cane. La provincia si chiama Tangut; e adorano l'idoli ben è vero ch'egli v'à alquanti nestorini, e àvi saracini. La terra è tra levante e greco. Quegli dagl'idoli ànno per loro speziale favella; no sono mercatanti, ma vivono di terra. Egli ànno molte badie e monisteri, tutti piene d'idole di diverse fatte, a li quali si fa sagrifici grandi e grandi onori. E sapiate che ogni uomo che à fanciulli fae notricare uno montone a onore degl'idoli. A capo dell'anno, ov'è la festa del suo idolo, lo padre col figliuolo menano questo montone dinanzi a lo suo idolo, e fannogli grande riverenza con tutti li figliuoli. Poscia fanno correre questo montone; fatto questo, rimenallo davanti a l'idolo, e tanto vi stanno ch'è detto loro uficio e loro prieghi, ch'elli salvi li loro figliuoli. Fatto questo, danno la loro parte della carne a l'idolo; l'altra tagliano e portano a loro casa o a altro luogo ch'egli vogliono, e mandano per loro parenti, e mangiano questa carne con grande festa e reverenza; poi ricolgono l'ossa e ripongolle in sopidiani o in casse molto bene. E sappiate che tutti gl'idolatori, quando alcuno ne muore, gli altri pigliano lo corpo morto e fannolo ardere. E quando si cavano di loro casa e sono portati al luogo dove debbono essere arsi, nella via li suoi parenti in piú luoghi ànno fatte certe case di pertiche o di canne coperte di drappi di seta e d'oro. E quando sono col morto dinanzi da questa casa, sí posano lo morto dinanzi a questa casa, e quivi ànno vino e vivande assai; e questo fanno perché sia ricevuto a cotale onore nell'altro mondo. E quando lo corpo è menato al luogo ove dé essere arso, quivi ànno uomini di carte intagliati e cavagli e camegli e monete grosse come bisanti, e fanno ardere lo corpo con tutte queste cose, e dicono che quello morto avrà tanti cavagli e montoni e danari e ogn'altra cosa nell'altro mondo quant'egli fanno ardere per amore di colui in quello luogo dinanzi dal corpo. E quando lo corpo si va ad ardere, tutti li stormenti de la terra vanno sonando dinanzi a questo corpo. Ancora vi dico che quando lo corpo è morto sí manda gli parenti per astronomi e indivini, e dicogli lo die che nacque questo morto; e coloro, per loro incantesimi de diavoli, sanno dire a costoro l'ora che questo corpo si dee ardere. E tengollo talvolta li parenti in casa, quel morto, 8 die e 15 e uno mese, aspettando l'ora che è buona da ardere, secondo quelli indovini, né mai no gli arderebboro altrimenti. Tengono questo corpo in una cassa grossa bene uno palmo bene serata e confitta e coperta di panno co molto zafferano e spezie, sí che no puta a quelli della casa. E sappiate che quegli della casa fanno mettere tavola dinanzi dalla cassa ov'è 'l morto, con vino e con pane e con vivande come s'egli fosse vivo, e questo fanno ogne die fino che si dee ardere. Ancora quegli indovini dicono a li parenti del morto che no è buono trare lo morto per l'uscio, e mettono cagioni di qualche stella ch'è incontra a l'uscio, onde li parenti lo mettono per altro luogo, e tale volta rompono lo muro della casa da l'altro lato. E tutti gl'idoli del mondo vanno per questa maniera. Or lasciamo di questa e direnvi d'altre terre che sono verso lo maestro, presso al capo di questo diserto.


De Camul
Camul è una provincia, e già anticamente fue reame. E àvi ville e castella assai; la mastra città à nome Camul. La provincia è in mezzo di due diserti: da l'una parte è 'l grande diserto, da l'altra è uno piccolo diserto di tre giornate. Sono tutti idoli; lingua ànno per sé. Vivono de' frutti de la terra e ànno assai da mangiare e da bere, e vendonne asai. E' sono uomini di grande solazzo, che non attendono se no a sonare in istormenti e 'n cantare e ballare. E se alcuno forestiere vi va ad albergare, egli sono troppi alegri e comandano alle loro mogli che li servano in tutto loro bisogno. E 'l marito si parte di casa e va a stare altrove 2 dí o 3; e 'l forestieri rimane colla moglie e fa con lei quello che vuole, come fosse sua moglie, e stanno in grandi solazzi. E tutti quegli di questa provincia sono bozzi delle loro femine, ma nol si tengono a vergogna; e le loro femine sono belle e gioiose e molto alegre di quella usanza. Or avenne che al tempo di Mogu Kane, segnore de' Tartari, sappiendo che tutti gli uomini di questa provincia faceano avolterare loro femine a' forestieri, incontanente comandò che niuno dovesse albergare niuno forestiere e che no dovessero avolterare loro femine. E quando quelli di Camul ebbero questo comandamento, furono molto tristi, e fecero colsiglio e mandaro al signore uno grande presente; e mandarollo pregando che gli lasciasse fare la loro usanza e degli loro antichi, però che gli loro idoli l'aveano molto per bene, e per quello lo loro bene de la terra è molto moltiplicato. E quando Mogu Kane intese queste parole, rispuose: "Quando volete vostra onta, e voi l'abiate". E tuttavia mantengon quella usanza. Or lasciamo di Camul e diremo d'altre province tra maestro e tramontana.


Chingitalas
Chingitalas è una provincia che ancora è presso al diserto, entro tramontana e maestro. E è grande 6 giornate e è del Grande Kane. Quivi àe città e castella assai; quivi à 3 generazioni di genti, cioè idoli, e quegli ch'adorano Maccomet, e cristiani nestorini. Quivi àe montagne ove à buone vene d'acciaio e d'andanico; e in queste montagne è un'altra vena, onde si fa la salamandra. La salamandra non è bestia, come si dice, che vive nel fuoco, ché neuno animale puote vivere nel fuoco; ma diròvi come si fa la salamandra. Uno mio compagno ch'à nome Zuficar - èe un Turchio - istede in quella contrada per lo Grande Kane signore 3 anni e facea fare queste salamandre; e disselo a me, e era persona che le vide assai volte, e io ne vidi de le fatte. Egli è vero che quella vena si cava e stringesi insieme e fa fila come di lana; e poscia la fa seccare e pestare in grandi mortai di covro, poscia la fanno lavare e la terra sí cade, quella che v'è apiccata, e rimane le file come di lana; e questa si fila e fassine panno da tovaglie. Fatte le tovaglie, elle sono brune, mettendole nel fuoco diventano bianche come nieve; e tutte le volte che sono sucide, si pognono nel fuoco e diventano bianche come neve. E queste sono le salamandre, e l'altre sono favole. Anco vi dico che a Roma à una di queste tovaglie che 'l Grande Kane mandò per grande presenti, perché 'l sudario del Nostro Signore vi fosse messo entro. Or lasciamo di questa provincia e anderemo a altre province tra greco e levante.


De Succiur
Quando l'uomo si parte di questa provincia, l'uomo va 10 giornate tra greco e levante. E in tutto questo no si truova se no poca abitazione, né non v'è nulla da ricordare. Di capo di queste 10 giornate è una provincia ch'è chiamata Succiur, nella quale àe castella e cittadi asai. Quivi àe cristiani e idoli, e sono al Grande Kane. E la grande provincia jeneraus ov'è questa provincia, e queste due ch'io v'ò contato in arieto, è chiamata Cangut. E per tutte sue montagne si truova lo reubarbaro in grande abondanza, e quivi lo comperano li mercatanti e portalo per tutto il mondo. Vivon del frutto della terra, non si travagliano di mercatantie. Or ci partiremo di qui, e diremo di Canpicion.